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Nel suo libro Fittipaldi si è concentrato sugli scandali di abusi sessuali, in gran parte  riciclando materiale già noto . E’ tornato in più presenze sul cardinale George Pell, sullo scandalo in Cile di Fernando Karadima, il più noto prete pedofilo di quel paese e ha raccontato la storia di Lawrence Murphy, un prete americano che si ritiene abbia molestato circa 200 ragazzi in una scuola per sordi fino a metà degli anni 1970. Tutto ciò era già stato ampiamente raccontato in passato e Fittipaldi non aggiunge molto altro. Il libro di Fittipaldi è anche un esempio di  sciatteria  nel trattare i fatti. Descrive il cardinale Timothy Dolan come “capo” dei vescovi degli Stati Uniti, una posizione che non ricopre dal 2013, chiama Pell il “braccio destro” di Papa Francesco, una cosa che qualunque vaticanista sa che è una definizione chiaramente esagerata. Per la cronaca, mi descrive anche come il “decano dei vaticanisti americani”, un’altra affermazione discutibile.

Ma, sopratutto, il problema è che Fittipaldi opera una  grossolana   caricatura  della situazione reale nella Chiesa. Chiunque sia onesto deve ammettere che il cattolicesimo ha fatto  progressi enormi  negli ultimi dieci anni e mezzo. Ad esempio, vaste risorse sono state investite nello sviluppo di programmi di prevenzione degli abusi e rilevamento dello stato attuale delle cose, tanto che diverse istituzioni lo stanno applicando. Decine di abusatori sono stati estromessi dal sacerdozio, più di 400 nel corso dell’ultimo anno del solo pontificato di Benedetto XVI. Le diocesi in molte parti del mondo hanno adottato severe politiche di  “tolleranza zero” , sospendendo ogni sacerdote di fronte a una denuncia credibile e consegnando il caso alla polizia e ai pubblici ministeri. Chi legge Fittipaldi, però, non saprà mai di tutto questo.

Con il XVI secolo le Compagnie vennero messe in condizioni di esprimersi soltanto nei limiti parrocchiali come Confraternite Sacramentali o come società di assistenza distanti dal popolo per essere soggetto politico autonomo. Perciò, pur registrandosi un numero elevato di Compagnie e Confraternite, non si sono sviluppati, per secoli, rapporti di reciproco contatto ma ciascuna di esse ha continuato a vivere concentrata sulla particolare forma di devozione o sul servizio alla propria comunità. L'unica forma di contatto istituzionale che sembra sopravvivere, in questi secoli, è rappresentata dalle occasioni devozionali e dai Pellegrinaggi Giubilari.

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  • Su questo fronte, a partire dal XVI secolo, le diverse Confraternite cominciarono a stabilire forme di reciproca associazione in modo da "lucrare le indulgenze" di cui erano beneficiarie. In Toscana, la politica dei Medici, inaugurata nel 1490 con la ricostituzione della Misericordia di Firenze, produce la progressiva trasformazione degli antichi sodalizi in "nuove" Confraternite di Misericordia.

    Il 21 marzo 1785 viene emanato il Decreto di soppressione delle Confraternite Laicali da Pietro Leopoldo I di Lorena su ispirazione di Scipione de' Ricci, Vescovo, scismatico e giansenista, di Pistoia. Dal 1790, con il granduca Ferdinando III, le Confraternite vengono autorizzate a riprendere la loro attività seppure in modo condizionato.

    Poiché la Misericordia di Firenze era stata esentata dagli effetti del Decreto dell'85, molte delle Confraternite ricostituite dopo il 1790 trovarono opportuno affiliarsi alla Misericordia fiorentina. All'affiliazione reciproca per motivi devozionali, sviluppatasi nei secoli precedenti, si aggiunge, così, nel XIX secolo, il fenomeno della affiliazione alla Misericordia fiorentina promosso da fini politici.
    Successivamente, con l'Unità d'Italia e la capitale a Roma, fra le Misericordie politicamente più attente emerge la necessità di dare vita ad un organismo superiore, rappresentativo delle istanze locali e delle tradizioni dell'intero movimento, a cui demandare la conduzione del dialogo con il Governo centrale.

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    Atto Costitutivo

    Una scena che non è passata inosservata all’agente di guardia alla Prefettura. Mentre il poliziotto stava per uscire per verificare l’accaduto, l’uomo ha sferrato  un calcio al portone , riuscendo ad aprirlo, iniziano poi a inveire contro l’agente: “Vaff… Io amo Allah.  Shirtstown, Borsa tote donna Nero
    e io ammazzo tutti i diavoli”.

    L’uomo, risultato essere un marocchino di 36 anni probabilmente in stato di  ebbrezza alcolica , è stato accompagnato in ambulanza al pronto soccorso del Santa Maria Nuova, sempre sorvegliato dal personale della Questura, al quale ha continuato a ripetere:  “Allah Akbar” .

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