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    Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che scrive.

    PROSSIMI APPUNTAMENTI

    Lunedì 11 giugno 2018, in radio:

    Lunedì 11/06 , alle ore 21.00, live su Nero cover per iPhone 5/5S 1422 verde Keep Calm and Love Praty
    in FM e in streaming, andrà in onda la 13a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE ! Seguite il blog per saperne a breve di più su temi, ospiti, sorprese e meraviglie che vi offrirò in questo prossimo appuntamento, e non dimenticate il podcast di tutte le puntate, !

    Dal 1 dicembre 2016, in libreria: Nuova edizione , con altrettanto nuove visioni, narrazioni, suggestioni, meditazioni, fantasie… e un corredo fotografico inedito ed esclusivo. Cliccate sulla copertina per saperne di più!
    Pubblicato a marzo 2016, continua il successo di critica e vendite di , il mio saggio sulla storia, la rivoluzione e il retaggio di Radio Alice a 40 anni dalla sua nascita.
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    In montagna non ci si abita , non si risiede o si lavora, non si alloggia e non si soggiorna per poco o tanto tempo, non la si visita ovvero semplicemente ci si sta ma, sempre e comunque, in montagna si vive . Per una sola ora o per la vita interna, mentre si svolge una professione o ci si diverte oppure durante qualsiasi altra attività di sorta: si vive, costantemente e pienamente, punto.

    ma, sempre e comunque, in montagna si vive .

    Questo deve diventare un “nuovo” (sempre che tale possa essere considerato) paradigma fondamentale, se si vuole che la Montagna torni a vivere veramente. Non più un luogo dove alcune persone vivono e altre persone fanno qualcosa d’altro. No: ci si resti per solo qualche ora o per un’intera esistenza, lo stare in Montagna deve sempre essere sinonimo di vita , dunque di completa e profonda consonanza con l’ambiente montano. Un ambiente che è vivo in ogni suo elemento, e che dunque richiede altrettanto a chiunque decida di interagirvi. Le separazioni sociali e commerciali tra abitanti e villeggianti, tra residenti e turisti (e per certi versi pure tra “montanari” e “cittadini”), non hanno più senso o, meglio, risultano del tutto antitetiche ad un rinnovato sviluppo autentico e virtuoso dell’ambiente montano. La Montagna non è un oggetto , non lo è mai stato ma per troppo tempo così è stata considerata : un “mezzo”, uno strumento per conseguire certi interessi più o meno futili o leciti, quindi una merce da vendere, utilizzare e poi lasciarsi alle spalle. Qualcosa di sostanzialmente inerte, insomma, quando di contro è un ambito, la Montagna, che come pochi altri rappresenta la vita alla massima potenza – il suo essere un iper luogo viene proprio (anche) da qui. Giammai “oggetto” ma soggetto , entità, essenza, come già veniva considerata da numerose popolazioni antiche e come oggi si ricomincia a considerare anche dal punto di vista giuridico (come di recente accaduto con il Monte Taranaki in Nuova Zelanda, ad esempio). E non si credano queste mere iniziative “esotiche” di paesi lontani e diversi: c’è molto di che riflettere e imparare, da parte nostra, riguardo tali realtà.

    Per una buona leadership

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    Ugo Perugini

    Acquisti un biglietto a prezzo salato per una rappresentazione teatrale molto pubblicizzata ma lo spettacolo non ti soddisfa. Esci non appena te ne rendi conto o resti lì fino all’ultimo, sperando magari che la qualità di ciò che ti viene proposto migliori?

    E’ assai probabile che tu resti lì fino alla fine anche se ti annoi e cerchi invano di nascondere i tuoi sbadigli.

    Perché ti comporti in questo modo, tutto sommato controproducente, visto che ti costringi a buttare letteralmente via il tuo tempo, che in ogni caso è prezioso, per qualcosa che non ti offre nulla?

    Nulla di strano. Il tuo comportamento risponde semplicemente a una antica legge di natura che nel corso dell’esistenza dell’umanità è stata molto utile come strumento di difesa: la tendenza a salvaguardare quello che si è conquistato o ci è costato dei sacrifici, a sfruttarlo al massimo, anche se non produce più alcun effetto positivo. In altri termini, minimizzare le perdite piuttosto che valorizzare le opportunità . Si preferisce il noto all’ignoto, la sicurezza al rischio.

    minimizzare le perdite piuttosto che valorizzare le opportunità

    Molto più concretamente, resti incollato alla poltrona del teatro perché ti dispiace ammettere di aver buttato via i soldi per il prezzo del biglietto.

    Ma se anziché di uno spettacolo teatrale si parla di un investimento finanziario , le cose sono ben più preoccupanti ma il tuo atteggiamento, paradossalmente, non cambia. Speri che l’investimento, nonostante tutti i segnali negativi, possa migliorare, che la perdita subita possa rientrare. E la tentazione è quella di non uscire dall’investimento, restarci magari fino all’ultimo, constatando poi, drammaticamente, che hai perduto tutto.

    investimento finanziario

    E se lo spettacolo ti soddisfa? Tutto bene, te ne vai dalla sala contento. Hai visto lo spettacolo fino in fondo, l’hai apprezzato, hai accumulato un’esperienza positiva, che probabilmente ti dovrebbe avere arricchito interiormente, anche se non sempre è così. Dipende, infatti, dal modo in cui hai affrontato lo spettacolo a cui hai assistito. Se lo hai fatto con l’unico scopo di “consumare” quella esperienza, come dice lo stesso verbo, addosso ti rimarrà ben poco. L’avrai “bruciato” quasi completamente nel momento stesso in cui ti è passato davanti agli occhi.

    19 maggio 2018

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    4 febbraio 2016
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    Di Ziad A.Akl, Daily News Egypt , (03/02/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia

    Tra le varie caratteristiche da attribuire al periodo successivo ai sollevamenti del 30 giugno in Egitto c’è un’ovvia paura del sarcasmo e della satira. Negli ultimi due anni, la società egiziana e lo Stato hanno dimostrato un’ostilità crescente verso gli oppositori al regime, la satira e la diversità. Chi ha osato uscire dai modelli prestabiliti, ha dovuto far fronte a risposte virulente.

    Qualsiasi manifestazione satirica ha ricevuto repliche punitive e l’opposizione è stata schiacciata da leggi repressive e da un rigido discorso patriottico che tenta di definire gli interessi nazionali sulla base di un punto di vista ristretto e moralista.

    Il clima in Egitto sta diventando sempre più repressivo e la sfera pubblica sta scomparendo.

    Dopotutto, da uno Stato che reprime con tutti i mezzi azioni collettive pacifiche, usa la violenza contro l’opposizione politica, politicizza le sentenze giuridiche e restringe di continuo lo spazio per la ricerca sociale e politica perseguitando ricercatori e giornalisti, non ci si aspetta che tolleri il sarcasmo o che accetti visioni politiche alternative. Tuttavia, la risposta dei media e di alcuni segmenti della società egiziana è stata interessante.

    La satira in Egitto di solito si scontra con un’opposizione di tipo morale. In particolare negli ultimi due anni questa opposizione morale ha preso toni nostalgici inneggiando ai valori perduti della virtuosa società egiziana di un tempo. Questa critica morale nostalgica non è solo diretta al sarcasmo ma anche al comportamento collettivo, alle scelte individuali e anche ai diritti umani fondamentali.

    Avvocato di strada Onlus

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